PRiMIDIA lagenesi

PRiMIDIA – lagenesi

di Francesca Sangalli
con Alex Cendron e Alice Francesca Redini
voce dall'alto: Cinzia Massironi
remix musiche: Carlo Compare
regia Alex Cendron
assistente alla regia: Camillo Rossi Barattini

Dopo MiDIA e RiMIDIA arriva la tappa conclusiva della trilogia: la genesi. Con giochi metaforici in forma di sketch, PRi-MIDIA vuole raccontare il comportamento dell’uomo medio, il prototipo umano nudo, cioè privo di difese e sovrastrutture, mostrato così come appare nel suo giardino dell'eden consumistico, e indagare, in un breve spazio di narrazione, l’attitudine al male. In scena dal 3 all’8 dicembre.

Note di regia di Alex Cendron

"PRiMIDIA - lagenesi" è idealmente il prequel di "MiDIA - l'uomo medio attraverso i media" di cui "RiMIDIA - lapocalisse" è il sequel... capisco che possa non essere semplice districare il MIDIA-bandolo... 
La messa in scena di una trilogia di spettacoli comici e folli come la serie MIDIA, è stata una impresa dalle sfaccettature paradossali: trovare un immaginario che potesse avere una connessione logica tra tutti i capitoli, senza però spingersi fino alla didascalica: sono pur sempre tre spettacoli a sketch dove l'ironia, il sarcasmo e la comicità viaggiano in parallelo al nonsense e alla follia.
La "cornice" che ho pensato, e cercato di realizzare, per gli sketch di PRiMIDIA è un paradiso terrestre che non è tanto quello di biblica memoria, quanto invece un ambiente sospeso, che si colora di pre-bellico e esala fumi post-bellici. La connessione con la genesi, è spostata su un piano metaforico, dove l'origine è quella dell'uomo medio e della donna media. Questa genesi in qualche maniera affonda le radici in una cultura televisiva di tipo commerciale. La cultura pop/televisiva irrompe nel mio "paradiso" anche attraverso la folle musica che l' "Entità" si diverte a imporre alle creature sul palco. Uomo e donna medi, sono quindi messi a nudo di nuovo sia sul piano logico sia su quello simbolico metaforico, con la scelta di vestire i due attori solo di fogli di carta (in dimensione standard A4) che spogliano più che coprire i protagonisti degli sketch. L'uomo contemporaneo è mostrato nel suo eden consumistico dove (chi vive nella parte ricca del pianeta) può avere e mangiare tutti i "frutti" desiderati ma che ha, in realtà, perso ogni punto di riferimento dopo la caduta delle ideologie. L'uomo quindi, non ha più appigli per poter giudicare il bene e il male che sembra un concetto oramai del tutto relativizzato. A ricordare questo, una intonsa mela, resta impassibile a guardare chi non l'ha ancora, o forse di nuovo, mangiata. A interrompere e scandire il turbine di scene, arriva un'entità che forse è Dio, forse no, che risponde alle domande esistenziali che l'uomo e la donna da sempre e per sempre si pongono, come rispondono i nuovi "dei" a cui i mortali medi preferiscono rivolgersi nel mondo contemporaneo.
Nel mio percorso registico, sono giunto ad amare ciò che può parlare più al subconscio, che tenta di attraversare le linee nemiche della razionalità dello spettatore, per colpire in zone più misteriose e nascoste, attraverso l'uso di simboli, metafore e apparente illogicità. Ecco perché amo i testi di Francesca che mi aiutano a tentare di giocare in equilibrio tra il mia emisfero destro e il mio emisfero sinistro, nel tentativo di far ridere le persone, nascondendo dentro al "bombolone" una amara crema.

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